La sua mancanza si sente

31 marzo 2009


foto_ovindoli

Ovindoli innevata, da roccaforte dei Marsi a stazione turistica invernale piuttosto frequentata (clicca sull'immagine x ascoltare il motivetto inviato da Michele a Sofia)

Riceviamo e pubblichiamo questo contributo di Sofia.

Un giorno di qualche anno fa Michele mi ha mandato questo motivetto. Uno dei suoi tanti modi per canzonare i miei natali abruzzesi, che io con lui rimarcavo continuamente.

Ovindoli è un paesino in cui eravamo stati la prima volta che Michele era venuto a trovarmi in Abruzzo, dai miei. Era arrivato in compagnia di un tipo alto due metri e largo più o meno lo stesso, con i capelli rasati e svariati tatuaggi, un autostoppista canadese che aveva caricato per caso in autostrada (ma questo non dovrebbe sorprendervi più di tanto, trattandosi di Michele, l’unica a sorprendersi allora fu mia madre, che chiuse un occhio per il nuovo amico milanese ma lasciò inesorabilmente fuori dalla porta di casa il canadese, che fu costretto ad un esilio forzato in una pensione di Ovindoli per quattro giorni e quattro notti, con l’impossibilità di comunicare con chicchessia se non a gesti, prima di essere di nuovo caricato in macchina e portato a Milano, dove Michele lo ripagò della pazienza regalandogli una settimana di vita alla Michele).
Dimenticavo, sono Sofia (per Michele “Sò”) e Michele era (è) il mio migliore amico. Non era (è) un mio amico d’infanzia, uno di quelli con cui ho giocato da piccola, i nostri cammini si sono incrociati solo nel 1987, un giovedì sera a casa del mio amico (lui sì di lunga data) Andrea di Gregorio, a Milano conosciuto come “Andrea cugino”, perché cugino di Christian e Patrick Mayer. Il festino del giovedì era un appuntamento cult, che aveva luogo in automatico, senza bisogno di inviti, ogni settimana. Il giorno non era stato scelto a caso, il venerdì mattina a casa di Andrea arrivava la signora delle pulizie. Dio solo sa cosa si parava davanti agli occhi di quella signora una volta aperta la porta. Michele si era messo due magliette polo, una sull’altra, due colletti sovrapposti, un effetto bicolore bianco e verde scuro (il verde scuro sotto), e io ho pensato: “Ma guarda come s’è conciato questo.” Dopo un’ora eravamo culo e camicia, e lo siamo rimasti nonostante i colletti, di cui comunque dagli anni ’90 in poi ha dimezzato il numero, per fortuna.

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