La macchina infernale

13 marzo 2009


 

Molti ricordi che ho di Michele sono legati alle convention e agli eventi che abbiamo affrontato insieme. La prima risale a poco più di un mese dalla nostra conoscenza.

Per lo Studio, appena nato, era un’opportunità di lancio. Per lui, la sua prima volta…

 

 

 

Milano, metà dicembre 1985


Occasione della convention: l’acquisizione della Bassetti da parte del Gruppo Zucchi. Clou dello spettacolo: una sfilata di modelli. Io ero alla ricerca di una colonna sonora adeguata e Michele si propose per trovarmela.

Il giorno dopo, mi telefonò: “Ci vediamo nel pomeriggio. Arrivo con lo studio mobile”. Lo studio mobile??? Al solito, cominciavo a sentirmi inquieta.

Citofono: “Scendi? Sono qui sotto con Christine…”. Christine? E chi se ne frega? Come se non avessimo un sacco di cose serie da fare! …E questo mi arriva con la ragazzina…

Sbuco dal portone, in via Merlo, e lo vedo là, appoggiato a una vecchia Ford familiare, bianchiccia e sporchiccia. “Ti presento… da da da dan… Christine, il mio studio mobile”. Già, come non pensarci prima? “Christine, la macchina infernale”, il film horror… Mi veniva già da ridere, e l’ansia si liquefaceva di fronte al suo humour…

Come funzionava lo studio mobile? Semplice: ci si sdraiava nel lunghissimo bagagliaio, accomodandosi su un plaid che aveva conosciuto tempi migliori, si accendeva il mangianastri a manetta e si ascoltava, vibrando all’unisono con due casse posteriori da 2000000 W!!! Un’esperienza devastante… e molto, molto divertente.

La musica prescelta (la colonna sonora de “La storia infinita”, che allora era appena uscito sugli schermi) era semplicemente perfetta e si adattava a misura ai tempi delle uscite in passerella. Passammo il pomeriggio a provare. E Michele si era guadagnato un’altra fetta di fiducia.

Ma le sorprese non erano finite. Il giorno dopo, riunione col cliente. “Posso venire anch’io?” chiede Michele. Certo, perché no? Il ragazzo ha stile da vendere. Speriamo solo che non si presenti con quelle Superga sgangherate…

All’appuntamento si presenta invece in giacca e cravatta. Ma… quella giacca è un po’ strettina, come se ci fosse cresciuto dentro. E la cravatta, oddio, da quanto non è passata sotto un ferro da stiro?

Comunque, si passa alle presentazioni. E alle mie spalle sento: “Ciao, Manlio!”. Non ci posso credere! Ha dato del TU al PRESIDENTE! Uno sbarbato che si permette…. “Ciao, Michele! Che cosa ci fai qui?”. Pochi istanti e la situazione è chiarita: Michele è praticamente cresciuto coi figli di Manlio Zucchi, Filippo, Niccolò e Barbara e la loro casa di Courmayeur è sempre aperta per lui. Non lo aveva detto a nessuno (e questo come si chiama, se non stile?).

Negli anni, quante volte dovevo apprendere che Michele conosceva una quantità di persone indescrivibile e, ovviamente, in continua crescita.

Basta pensare alle sue mitiche feste: una volta in Via Gluck (20 mq sotto + 8 di soppalco) capitò che la gente era così numerosa, che alcuni, passati alla stessa ora, …non si erano incontrati.

 

 

Firenze, 3 gennaio 1986

 

Passeggio come un leone in gabbia sotto il portico d’ingresso dell’Hotel Baglioni. Ho appuntamento qui con Michele alle 13 in punto. Sono le 12,55. Nonostante la mia fiducia sia cresciuta, sono ancora all’erta.

Ci siamo lasciati il 24 dicembre, lui andava a sciare a Courmayeur. “Torno direttamente il 3, non passo neanche da Milano, mi porto dietro tutto, ci vediamo a Firenze. Sì, sì, puntuale. All’una al Baglioni”.

Quello scassone di Christine riuscirà ad arrancare fino qui? Che cosa si sarà dimenticato a Milano?

Alle 13 Christine si profila lungo la stazione di Santa Maria Novella. C’è un filo di fumo che le esce dal cofano. Riesce ad arrivare sotto il porticato del Baglioni e lì, fra gli sguardi costernati del portiere e mio, esala l’ultimo respiro. Dietro al parabrezza vedo ancora la sua faccina ironica e divertita… “Però sono puntuale!”. Come negarlo?

Nei giorni che seguirono, di allestimenti e preparazione, fu un supporto costante, preciso, responsabile, senza un solo cedimento. Sangue freddo, una straordinaria capacità di mediazione e quelle sue fantastiche soluzioni “last minute”! E da allora diventò insostituibile.

Rischiammo insieme un paio di infarti, per gli imprevisti che si susseguivano a catena. Ma la convention fu un trionfo. Anche grazie a te, cipollino…

 

 

Uno dei tanti incontri di lavoro: Michele tra Helenio Herrera e il mitico "pibe de oro" Dieguito Armando Maradona, a Napoli, dopo la vittotia di Campionato del 1987.
Uno dei tanti incontri di lavoro: Michele tra Helenio Herrera e il mitico “pibe de oro” Dieguito Armando Maradona, a Napoli, dopo la vittoria di Campionato del 1987.

2 Responses to “La macchina infernale”

  1. Matteo Says:

    Mi ricordo di Christine in una particolarissima occasione:
    una domenica sera di ventiquattro anni fa di ritorno da Courmayeur da un week end sugli sci con degli amici. A 700 metri dall’uscita di Saint Vincent, autostrada A5 AO-TO, direzione Milano, dalla nostra Fiat Uno scorgiamo la scassatissima Ford sw di Michele, gli sfanaliamo, non capisce chi gli sta dietro. Forse un pò spaventato rallenta, lo raggiungiamo e in corsia di sorpasso un paio di pazzi miei amici si sporgono fuori dal finestrino e cominciano a sbracciare e a urlare verso di lui. Indubbiamente, ci riconosce e ci fermiamo in corsia di emergenza pochi minuti per salutarci e scambiarci un paio di battute…

  2. Debora Says:

    Anche io ho conosciuto Michele per lavoro. Poteva essere il 2003, viaggio a Sharm. Lui era il responsabile di tutte le attività ed era anche il punto di riferimento per tutti noi che accompagnavamo il gruppo.
    E’ stato durante questo viaggio che sono rimasta colpita dal suo entusiasmo, dalla sua semplicità nell’affrontare e risolvere ogni tipo di intoppo o problema, dalla voglia di far divertire e divertirsi. Si vedeva in tutto quello che faceva, sempre sorridende, instancabile…Lo avevo già incontarto qualche volta in ufficio ma mai avrei pensato che fosse così eccezionale!
    Ricordo in particolare una sera, dopo aver spedito tutti a letto, ci siamo seduti ad un tavolino intorno alla piscina dell’hotel a berci un bicchiere di acqua per riposare le nostre stanche membra. Abbiamo cominciato parlando di lavoro, le nostre impressioni su come stava andando, se il cliente fosse contento del risultato, eravamo quasi alla fine ed i commenti ci erano sembrati ottimi. Dal lavoro, non so come, saiamo finiti a parlare di tutto e di più. Mentre Michele mi raccontava, mi consigliava, avevo la sensazione di conoscerlo da tanto tempo, neanche la mia migliore amica mi aveva mai fatto sentire così sollevata quando le raccontavo di tutte le mie ansie sulla vita a due, l’arrivo da poco di mio figlio…eppure lui con la sua semplicità, il suo ottimismo, mi aveva offerto una visione della vita totalmente diversa e decisamente più positiva. Anche lui mi diceva di aver avuto tante vicessitudini..più che altro diceva di non essere certo che fosse semplice stare insieme a uno come lui, ma alla fine la sua compagna ideale l’aveva trovata, aveva trovato l’atra sua metà ed in quel momento il suo viso si è davvero illuminato!Era felice e si vedeva, ma la cosa bella di Michele era che anche in questo si rivelava altruista, non so come ci riuscisse ma la sua felicità era contagiosa, non potevi non sorridere e sentirti felice insieme a lui. Saremo stati a parlare per ore, confesso che sarei andata avanti all’infinito, era stupendo ascoltarlo quando raccontava i suoi viaggi e le sue esperienze, era tutto così vero che alla fine del racconto veniva il dubbio di averlo vissuto insieme a lui davvero!
    Abbiamo concluso la serata cercando un soprannome per due delle hostess che in quella girnata non avevano brillato per entusiasmo e spirito di adattamento, ed alla fine, scoppiando a ridere, mi ha detto “che ne dici di Bradipo e Panico?” E’ stato davvero fantastico, ho riso come una pazza,nessun altro soprannome sarebbe mai stato così azzeccato.
    Alla fine del viaggio siamo arrivati con il volo su Bologna, avremmo dovuto rientrare a Milano ognuno per conto proprio ed invece abbiamo deciso di affittare un auto e rientrare insieme, almeno ci saremmo tenuti compagnaia.
    E’ stato in macchina mentre di nuovo ce la raccontavamo, ridevamo, che guardandolo ho proprio pensato “sai Michele, ti voglio davvero bene”. Perchè è stato così…anche se non lo conoscevo a fondo, anche se non ci eravamo mai frequantati, lui mi aveva dato tanto, tantissimo ed ha continuato a farlo anche dopo. Non ci vedevamo spessissimo ma ci scrivevamo ogni tanto e spesso ci incontravamo per caso (non era difficile con Michele!).
    L’ultima volta è stato all’entrata di un ristorante dietro al mio vecchio ufficio, vicino alla stazione centrale, era raggiante, da poco era diventato papà, che felicità si leggeva nei suoi occhi, è stato stupendo vederlo così!!!
    Qualche giorno dopo gli ho subito scritto chiedendo qualche foto del suo piccolino e pronatmente, la mattina successiva, si trovavano già nella mia casella di posta.
    E così ho avuto la possibilità di conoscerti, virtualmente, Federico.
    Un abbraccio a te e alla tua mamma
    Debora


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