21 Maggio 2005, campeggio libero sul Trebbia

4 marzo 2009


il-wyoming

Il Wyoming piacentino

Gaia ci ha chiesto di pubblicare questo racconto.

Si era messo in testa di portarci tutti a campeggiare sul Trebbia e niente e nessuno sarebbe riuscito a dissuaderlo dal portare a compimento l’impresa per quanto ardua potesse sembrare visto che eravamo un gruppo di benvestiti milanesi con scarsa attitudine per la vita all’aperto.

Ma se lui decideva qualcosa poi era davvero difficile dirgli di no. Perlomeno io ero assolutamente risucchiata dalla sua aurea.

Ci siamo trovati nella mattinata di un sabato di primavera sotto la sua casa di via Hajeck muniti di tende e qualche vestito di ricambio. Se ci penso con il senno di poi mi viene da dire “Per fortuna”.

Nonostante la proposta fosse stata allargata a tanti, in realtà il gruppetto dei temerari era composto della fedele Laura, Alberto (Gilda infatti aveva disertato ora non ricordo più con quale infallibile scusa), Tilla e l’amore del momento …mmm…con un nome stranissimo, io e Francesco all’epoca mio convivente ma non ancora marito.

Dopo un’ora circa di macchina siamo arrivati a destinazione. Abbiamo parcheggiato le vetture in modo che non fossero visibili dalla strada sia perché il campeggio libero è vietato sia per assicurarsi di ritrovarle al rientro; poi abbiamo cominciato la nostra discesa verso il Trebbia.

Di per se la cosa ha subito preso connotati ridicoli.
Tilla e consorte si sono addentrati tra rovi e cespugli trascinando con loro un fantastico trolley da due giorni in viaggio d’affari.
Siamo saliti e scesi dalla macchina al fiume almeno tre/quattro volte a testa.
Oltre a tende e vestiario infatti abbiamo dovuto occuparci di due grossi cesti blu Samsonite dove Michele, da buon viaggiatore, aveva collocato carne e altre leccornie.
Ah giusto, quasi dimenticavo che con noi scese anche una fantastica canoa.
Sembrava che d’improvviso parte di quei fondi di magazzino che avevo visto 1000 volte a case di Micky durante le feste da lui organizzate, le più belle feste di Milano (ma questa è un’altra storia) prendessero vita.

Mi disse che quella era parte dell’attrezzatura che utilizzava per le sue spedizioni in montagna.

Appena arrivati sui sassi del Fiume ho subito pensato di indossare fantastiche infradito che credo si siano rotte prima dei 5 minuti di cammino.
Michele naturalmente indossava scarpe apposta per far presa sui massi sdrucciolevoli del fiume. Mi sentii così dannatamente inadatta.

Noi tre ragazze approfittammo subito della bella giornata di sole per fare incetta di abbronzatura e sfoggiare l’ultimo costume di tendenza.
I ragazzi più concretamente si impegnarono a verificare come trasferire tutta quella catasta di zaini, borse e tende dall’altra parte del fiume.

Ovviamente la loro capacità di problem solving risultò evidente quando invece di considerarci pura zavorra, da scaricare in caso di eccessivo peso sulla barca, pensarono di portare un paio di noi sull’altra riva prima degli oggetti per cominciare a riceverli e trasferirli nella piana dove poi avremmo campeggiato per la notte.

Mamma è passato tanto tempo e provo a fare uno sforzo, chiudendo gli occhi, per recuperare le sensazioni di quella giornata: l’aria fresca, il primo sole che finalmente scaldava le ossa intirizzite dal lungo inverno la certezza di essere spiriti liberi…liberi dalla città, dalle maglie di un lavoro di routine, da conoscenze opache e riti senza senso.

Andavamo da una parte all’altra del fiume ridendo, cantando e commentando quella che ci sembrava una vera follia…

Quando finalmente tutto e tutti ci siamo radunati sulla piana lungo il fiume al sicuro da occhi indiscreti abbiamo cominciato la nostra danza di celebrazione della natura, muovendoci leggeri l’uno incontro all’altro per montare le tende e accompagnando l’incedere con un canto tribale: le nostre risa.

E’ stato esattamente in quel momento che ho veramente superato me stessa e credo che se Michele ha scelto di essermi amico, in quel momento ha veramente pensato di esserlo al di la di tutto.

montiamo-la-tenda

Montiamo la tenda

Per il campeggio avevo deciso di utilizzare una tenda che avevo comprato, insieme alla mia migliore amica, anni prima in occasione di quell’ unica vacanza in campeggio.
Era un bell’igloo rosa e verde acqua con al suo interno due camere e uno spazio comune più alto del mio metro e settantotto.

Nei giorni precedenti il campeggio avevo chiesto a Monica se suo padre, che conservava scrupolosamente la tenda in cantina, dopo che per anni aveva abitato nel mio garage, pulita di lavanderia (credo siamo state le uniche due al mondo che finito il campeggio si sono rivolte ad una lavanderia per la pulizia della tenda) me la poteva consegnare per questa missione speciale.
Ovviamente, non vedendo l’ora di liberarsi dell’ingombro, aveva manifestato immediatamente piena collaborazione.

Avevo declamato a tutti quanto fosse meravigliosa la mia tenda, e, mentre il gruppo degli intrepidi montava piccoli igloo, io saltellavo qua e la ansiosa di rivedere quella splendida casetta verandata prendere forma.

Questo fino quando non ho fatto l’amara scoperta.
Avevo la tenda linda e pinta, era di un bel colore rosa e verde acqua proprio come la ricordavo…ma haimè senza pali era davvero come un paracadute afflosciato sul campo, dopo il grande volo.

Abbiamo cominciato a ridere a crepapelle…eravamo davvero piegati in due. Mal di pancia, mal di gola… insomma uno sforzo non indifferente rientrare nei ranghi dopo una scoperta così esilarante.
Beh naturalmente per non lasciare una signora all’addiaccio Alberto galantemente mi ha offerto la sua e lui ha optato per la tipica dormita da Far West.

Sembrava proprio di essere nel Wyoming con la montagna di fronte.

michele-il-cuoco

Michele, il cuoco

Michele si è messo subito ad accedere il fuoco per la grigliata di carne. Intorno a quel fuoco caldo abbiamo trascorso una serata intima e allegra.
Nel silenzio che ci circondavano sembravano rimbombare le nostre risa accompagnate solo dal vociare dei grilli.

Non ricordo a che ora abbiamo deciso di andare a dormire. Ricordo solo che avevo un grandissimo mal di gola e che continuavo a pensare …”alla grande Gaia…domani 40 di febbre con tutta questa umidità”.

Il sonno non è stato dei migliori ma che gioia mettere la testa fuori dalla tenda e trovare i volti assonnati dei compagni di avventura.

Abbiamo fatto colazione, disfatto le tende e poi Michele, seguito da Alberto, ha deciso che invece di risalire la canoa a spalla fino la macchina l’avrebbe portata in una piana via fiume…
Oddio già me la ridevo, pensando a quei due ribaltati enne volte nel corso di un tragitto di cui non riuscivo a definire i contorni, lunghezza, pericoli…

Laura, Tilla e quel ragazzo dal nome strano hanno deciso di prestare assistenza ai due temerari cercando di recuperarli in qualche rada mentre io e Fra abbiamo deciso di rincasare anzitempo visto che la mia gola in fiamme a quel punto mi impediva qualsiasi forma di deglutizione.

Seppi di quel che accadde nel corso di quella giornata la sera nella casa di Via Hajek dove ci radunammo per la cena, essendo che avevamo ancora provviste per sfamare l’intero esercito di Ho chi Min.

A quel punto il piccolo gruppo si era allargato e a ridere dei racconti si era unita Gilda e forse un’altra amica di Michele.
Michele e Alberto avevano i volti rossi come peperoni completamente arsi dal sole. Raccontarono di tunnel bui in cui era impossibile percepire dove stessero andando e di rapide da paura. Leggenda o realtà ci fecero davvero divertire e sognare di essere anche noi un po’ Tom Sawyer nel cuore del profondo sud.

Osservai Michele incantata mentre raccontava…ma come riusciva a rendere avventurosa ed eroica anche la più grande delle cazzate…Il campeggio sul Trebbia…no di sicuro se l’avessi raccontato io nessuno mi avrebbe dato credito e, a distanza di tempo, mi chiedo ancora se quelle due giornate fantastiche le abbiamo vissute veramente.

Gaia Ghirardi

Annunci

4 Responses to “21 Maggio 2005, campeggio libero sul Trebbia”

  1. Matteo Says:

    Penso che il Trebbia fosse uno dei suoi cavalli di battaglia. Ecco cosa ci scrisse quando decidemmo di organizzare la rimpatriata degli ex compagni di scuola della ragioneria in corrispondenza del ventennio (1985-2005).

    Sue testuali parole prese da una sua e-mail:
    alla luce di tutto questo, resta l’idea meno ambiziosa che è stata proposta ieri, ma che a me sembra la più adatta per un salto nel buio di questo tipo: IL TREBBIA.

    programma:
    –primo giorno..

    partenza in tarda mattinata da milano con auto (4/pax per auto)
    arrivo a Bobbio e appuntamento al bar in piazza
    riuniamo il gruppo e proseguiamo per la località fissata (5 min di auto)
    lasciamo le auto (evidentemente max 7) al parcheggio e scendiamo alla riva col materiale da campo
    allestiamo il campo, sistemiamo vivande, beveraggi e quant’altro.
    gonfiamo i canotti e facciamo delle prove di endurance tra le due anse del fiume (non pericolose, ma sufficentemente “bianche” per creare situazioni divertenti.
    chiacchiere, brindisi, varie ed eventuali
    facciamo legna
    aspettiamo sera e allestiamo i fuochi
    grande BBQ sulla riva
    pernottamento in tenda

    –secondo giorno–

    sveglia e colazione ad orario compatibile con la sbornia della sera prima
    colazione sul fiume
    altri eventuali giochi in acqua (pallanuoto in corrente, guadi, tuffi, -la location permette tutte queste cose-)
    spuntino a mezza giornata
    disallestimento del campo
    rientro a Milano

    budget: max 50 euro a persona (alla portata di chiunque) per tutto il fine settimana inclusa la benza di chi mette a disposizione l’auto

    equipaggiamento personale:
    un sacco a pelo
    materassino gonfiabile o in espanso
    una torcia elettrica (meglio se frontale)
    costume da bagno
    giacca a vento leggera (tipo K-Way)
    abbigliamento sportivo con ricambi per due giorni
    3 T shirt + 1 a maniche lunghe
    un golf o “Pile” pesante
    guanti da lavoro per chi li volesse (quelli gialli che si comprano dal ferramenta per due lire)

    equipaggiamento collettivo:

    tende da campo (una ogni 3/4 persone)
    canotti gonfiabili
    corde da arrampicata
    bidoni ermetici per trasporto e conservazione cibo e bevande

    il materiale collettivo si noleggia (costo già calcolato nei 50 euro)
    per cibo e bevande ci pensa una sola persona per tutti per evitare accavallamenti o dimenticanze.
    (ci posso pensare io che sono abituato ad organizzare spedizioni e campi)

    considerazioni:
    viene una cosa gogliardica, alla portata di tutti, divertente, sufficentemente avventurosa per stimolare e sufficentemente sicura per non spaventare nessuno.
    chi non potesse o volesse aderire a tutto il programma potrebbe raggiungerci il 2° giorno facilmente con un’ora di macchina, partecipando comunque ad un’attività divertente.
    Io lo faccio tutti gli anni ed è una gran figata. oltretutto è un piano già collaudato che posso mettere in atto senza difficoltà

  2. andrea Says:

    ciao, mi potete dire le vicinanze dove vi siete accampati? voglio fare questa esperienza da un pò, avevo pensato il ticino ma non ho idea dove mettermi :/


  3. bella storia io ci provo questo fine settimana. poi vi dico


  4. Ciao, io ci provo questo fine settimana, mi porto una di zavorra spero di farcela……


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: