Primo incontro

12 febbraio 2009


Novembre 1985.
Elisabetta Manenti vuole a tutti i costi presentarci (a me e a Maria Teresa, che sarebbe poi la Gil) il suo amico Michele. Il solito ragazzino della Milano bene – penso – uffa…dai… diamo spazio comunque…


Così dopo cena si presenta questo tipo alla porta. Diciannove anni. Un ciuffetto ribelle di capelli dritti sulla nuca (ma si pettina la mattina?). Tutto gambe. Ma perché porterà 2 camicie, una sull’altra? Si infila come un gatto dalla porta trascinando una sporta di plastica gigantesca, rigonfia da scoppiare. “Cosa c’è?” “Camicie”. Ennò! Ancora?
Insomma, viene fuori che, per mantenersi, fa il magazziniere da Aspesi (il mio scetticismo a questo punto comincia a vacillare) e le camicie leggermente difettose, che non vanno in vendita, se le vende lui a un prezzo conveniente. Un attimo, e la stanza è un suk. Per tutta la sera lui non si siede, non beve, non fuma e, soprattutto, non si ferma e non smette un secondo di parlare. Viene fuori che è appena uscito di casa per andare a vivere da solo. “Benissimo” – dice suo padre Micki – “ma non sperare che ti passi un soldo. Vuoi reggerti sulle tue gambe? Massimo rispetto. Fallo”. Così lui prende i soldi che ha guadagnato da piccolo facendo il modello bambino per Vogue con l’Alberta, che “la mamma” ha oculatamente accumulato su un conto bancario a suo nome, insieme con tutti i regalini in denaro del nonno e dei parenti vari dal giorno della sua nascita, si compra una scassatissima ex-portineria in via Gluck, che ristruttura sommariamente facendo il muratore e l’imbianchino con gli operai, e si rende disponibile per qualunque lavoro gli serva a sbarcare la mesata. Sembra che tutto gli interessi, che tutto lo diverta. “Sai qual è la cosa che mi piace di più da Aspesi? Guidare il muletto”. Io so a mala pena che cos’è… ma lo dice in un modo così convinto che ci credo. Insomma, non è certo uno che si perde d’animo. E il mio scetticismo vacilla sempre più decisamente.
Il risultato della serata è che lui ci vende almeno 3 camicie e ci carpisce anche una possibile collaborazione col nostro studio pubblicitario nuovo di zecca,”Il Caffè”, aperto da un mese in via Merlo: Natale è alle porte e ai nostri primi auguri ai clienti vorremmo allegare un chicco di caffè d’argento, ma deve costare poco ed essere pronto in una settimana. “Domani vi porto il prototipo e il preventivo, il migliore”. Quando chiudiamo la porta alle sue spalle, abbiamo la certezza che non lo rivedremo per un pezzo. Peccato, però, era davvero simpatico come diceva la Betta…
E’ superfluo dire che il giorno dopo si presenta al “Caffè” col suo chicco e il suo preventivo (il migliore!) e che dopo una settimana i nostri chicchi sono lì, belli, lucidi e pronti per essere spediti.
E’ cominciata così… E per 10 anni siamo stati un trio formidabile di lavoro e amicizia. Ma questa è un’altra storia. Anzi, un centinaio di altre storie.

un casco da moto modello Electra Glide, come il suo (...ma una volta non si usava regalare una medaglietta???).
1987 – Padrino e cresimando (mio figlio Nicola). Regalo del padrino al cresimando: un casco da moto modello Electra Glide, come il suo (…ma una volta non si usava regalare una medaglietta???).
PS: In chiesa il prete disse: “E se adesso chiedessi a uno a caso di voi padrini il significato della cresima, che cosa mi rispondereste?”. Fu l’unica volta in cui vidi Michele cercare di confondersi tra la folla.

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